La mentalità comune condivide il pensiero che disturbi e malattie, traumi di varia entità e genere ed incidenti siano eventi fuori dal nostro controllo e dalla nostra volontà poiché “ci aggrediscono da fuori” o disgraziatamente o fortuitamente “capitano”. E’ più comodo e semplice credere che eventi come questi non dipendano da noi ma ne siamo semplicemente vittime indifese, poiché questo presume che non ci si metta in discussione, non ci si ponga domande interiori, non ci si assuma la responsabilità della propria vita.

La legge di risonanza fa sì che noi non possiamo venire in contatto con qualcosa con cui non abbiamo nulla a che fare; ne deriva quindi che siamo noi a cercarci i nostri incidenti e noi a cercarci le nostre malattie. E’ inutile pertanto cercare scuse o responsabili al di fuori di noi stessi.

Già Freud nella sua “Psicopatologia della vita quotidiana”, afferma che lapsus, dimenticanze, errori e anche incidenti siano il risultato di un’intenzione inconscia, di cui è bene scoprire la natura, la motivazione.

Nel ristretto ambito degli incidenti stradali, espressioni come uscire di strada, sbandare, perdere il controllo, uscire di pista, investire qualcuno… valgono sia nella vita che nel traffico stradale.

Non riuscire più a frenare in tempo mostra verosimilmente come una persona ha tanto accelerato nella sua vita una situazione (in ambito lavorativo o privato) che la situazione stessa è in pericolo; dovrebbe quindi cogliere l’occasione per fermarsi a riflettere e regolare i tempi finchè è possibile.

Se un automobilista “non vede” qualcun altro, può significare che nella vita questa persona trascura qualcosa di importante a cui deve invece prestare attenzione, etc…

Nell’ambito delle articolazioni, responsabili della mobilità di una persona, per analogia si useranno espressioni come: distendere una cosa, deformare una situazione, bloccare qualcosa o qualcuno, essere girati male.

Se un’articolazione si irrigidisce, e dunque perde la sua funzione, significa che ci si è intestarditi o limitati su qualcosa, un argomento o un sistema; una schiena dura, rigida, tradisce per esempio la testardaggine e l’ottusità del suo possessore.

E’ vero, sul piano funzionale c’è sempre una spiegazione “concreta” (es: “l’automobilista ubriaco non si è fermato allo STOP e ha causato un incidente”, “sono caduta dalla scala e non muovo più la spalla…”) ma, chi è onesto con se stesso, si rende inevitabilmente conto che nel profondo di sé già da tempo non era più felice o soddisfatto in merito a qualche ambito di vita che avrebbe volentieri cambiato senza però averne il coraggio. Si può rimettere a posto non soltanto il corpo, ma anche situazioni, atteggiamenti e rapporti.

Al di là di queste visioni più o meno profonde, fisicamente il trauma, oltre ad avere una valenza simbolica anche per il punto preciso di lesione e molti altri fattori, va trattato concretamente e con attenzione e vi sono più fronti sui quali potere agire.

TRATTAMENTO OSTEOPATICO

-Volto a valutare il trauma e la sua espansione indiretta, quasi come un onda d’urto, che può coinvolgere altri distretti limitrofi e non rispetto al punto colpito.

-Prezioso per contenere e modulare reazioni che il corpo mette spontaneamente in atto per fronteggiare una nuova condizione fisica (es: spostamento di carichi con l’adozione di nuove posture con conseguente affaticamento/stress accompagnato da dolore di parti sane e comparsa di una nuova sintomatologia di “compenso”).

-Utile a ripristinare la fisiologica funzione dell’organo in questione.

FITOTERAPIA

Assumere principi attivi di origine vegetale e naturale è importante per aiutare il processo di auto guarigione e per mantenere nel tempo una stato di salute anche dall’interno del corpo, non solo esternamente.

Propongo alcuni rimedi interessanti che vogliono essere una semplice guida, fermo restando che è necessario valutare con cura, caso per caso, per individuare il rimedio corretto:

-ARNICA MONTANA: agisce come antalgico e impedisce la formazione di edemi e lividi, accelera infatti il riassorbimento di versamenti sierosi e sanguigni che si evidenziano con gonfiore e rottura di capillari, riduce possibili emorragie e calma gli spasmi muscolari oltre ad avere azione antibiotica e antistaminica.

-ARTIGLIO DEL DIAVOLO: antinfiammatorio generale, specifico per tendini e articolazioni, agisce come analgesico inibendo la stimolazione dei recettori dolorifici.

-EQUISETO: ha azione rimineralizzante, utile come coadiuvante della calcificazione ossea, agisce come strutturante connettivale, attiva infatti la sintesi di collagene ed elastina, ha inoltre azione emostatica poiché attiva il sistema di coaugulazione fibrino-piastrinico.

-PINO MONTANA: antinfiammatorio specifico per articolazioni, cartilagini e sinovie, rallenta l’usura del tessuto cartilagineo e migliora la sintomatologia dolorosa (manifestazione croniche o ri-acuzie), regolarizza il ritmo di costruzione/demolizione del tessuto osseo, utile in caso di fratture.

-SPIREA ULMARIA: è la tipica pianta “a salicilati” madre della ben nota aspirina e di tutti gli altri farmaci antinfiammatori, pertanto è ha una forte azione antinfiammatoria, antidolorifica e antipiretica. Si differenzia da altri salicilati poiché è priva dei noti effetti irritanti e ulcerogeni a livello gastrico, anzi, sembra avere anche un effetto spasmolitico e riduttivo dei processi erosivi della mucosa gastrica.

Queste sono solo delle 5 tra le numerosissime possibili soluzioni naturali che possiamo adottare per aiutarci praticamente nei nostri incidenti pratici quotidiani.

Entrambi gli interventi (ambito osteopatico ed ambito fitoterapico) sono estremamente importanti anche per prendere contatto con sé stessi attraverso l’ascolto del proprio corpo, delle proprie esigenze; prendersi del tempo per aver cura di se stessi, per lo meno sul piano fisico.

A presto.

Elisa